I dissacranti ossimori di Max Papeschi

Chiunque controlla i media, controlla le menti (Jim Morrison)

Il lavoro di Max Papeschi si manifesta nella necessità/volontà di trasformare l’esperienza del presente in immagine, strumento, pretesto narrativo e iconografico che indaga il confine in cui incontriamo i nostri stereotipi e preconcetti culturali. Una produzione legata a una nuova modalità di vedere/vedersi, pensare/pensarsi. La sua dissacrante iconografia scardina la costruzione dei modelli proposti e imposti dalle varie maschere dei poteri e dei media globalizzati, per mostrarci il versante di un’umanità provocatoria, graffiante ma capace di rimanere saldamente ancorata alla soggettività. Con le sue parodie mette in scena una serie di proposte “politicamente scorrette“, raccontate con ludica impertinenza: compaiono nelle sue opere icone Disney, soggetti/oggetti tra natura e cultura, feticci e svastiche, cinici bambini urlanti e ossimori visivi con personaggi come Hitler o il temibile Kim Jong Un. Un’incessante visionarietà che si coagula intorno alla lotta verso le ingiustizie e alla ricerca sul significato reale dell’attualità attualissima.

Max Papeschi (classe 1970) geniale artista dell’era digitale. Nel 2010, il clamore mediatico, sollevato da una sua opera esposta in una mostra a Poznan in Polonia, lo ha proiettato sulla scena internazionale, rendendolo in poco tempo uno degli artisti italiani contemporanei più apprezzati e conosciuti all’estero.

di Francesca Londino

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