Johnson Tsang

Dobbiamo ammaliare la verità, darle l’apparenza della follia (Edouard Manet)

I sogni, gli incubi, le deformazioni dei pensieri sono realtà tout court. Il reale è quello che passa attraverso il nostro corpo e i nostri oggetti, ma anche il corpo e le cose si lasciano soggiogare dalle esperienze per diventare soggetti-oggetti di mutazioni. La pelle, i volti si alterano fino a plasmarsi nei tanti aspetti che il ruolo o il personaggio richiedono per le apparenze sociali. Gli oggetti vengono, a loro volta, investiti dalle diverse funzioni che la nostra capacità proiettiva gli attribuisce. Le sculture in ceramica dell’artista cinese Johnson Tsang mettono in risalto questo mutamento. I suoi bambini capricciosi  e inquietanti e i suoi oggetti umanizzati rendono concreta questa metafora, accompagnandoci in un viaggio fiabesco dominato dal senso del fantastico ma anche da  una metafisica denuncia del disagio. Opere ludiche che offrono una visione apparentemente ironica e divertente della dimensione dell’apparenza, della nostra civiltà dell’immagine o di argomenti difficili come la guerra e la violenza.

Johnson Tsang 曾章成, affermato scultore ceramista, nasce e vive a Hong Kong. Tra i suoi successi vi sono i premi Gyeonggi Biennale 2011 e Taiwan Ceramics Biennale 2012, due importanti occasioni in cui è stato riconosciuto come uno degli scultori più interessanti del panorama internazionale.

di Francesca Londino

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