Questions to…

Questions to MASSIMO COTTO

a cura di Francesca Londino

Considerato il più importante giornalista musicale italiano, scrittore vero e profondo, affermato disc-jockey, autore e conduttore televisivo. Una personalità eclettica, capace di muoversi tra atmosfere diverse, dalla radio al teatro, dalla televisione alla scrittura, con agilità, competenza e cultura. Altre info e social

L’arte come fonte di conoscenza e ispirazione in che misura è protagonista della tua vita o ha influito sulla tua visione del mondo?

L’arte è la prova del passaggio di Dio su questa terra o, se vogliamo affrontare una visione più atea, la dimostrazione del nostro passaggio. Senza l’arte, tutto sarebbe aiuola sfiorita. L’arte è l’ossessione della ricerca, la voglia di rincorrere e catturare le figure della bellezza. Io vivo due vite che, magicamente, si intersecano o scambiano i ruoli: quella vera e quella letteraria. Entrambe raccontano il reale. Senza un libro, una canzone, un quadro, una scultura, un film, che vita sarebbe? Il pane è buono azzimo solo a tavola, non nella metafora.

Tra cinque secoli quale opera d’arte e brano musicale di questi ultimissimi anni farà ancora parlare?

Cinque secoli sono un tempo eterno. Preferisco non fare nomi e citare un grande chansonnier come Charles Trenet: “Molto tempo dopo che i poeti sono scomparsi, le loro canzoni continuano a correre per le strade”. Il tempo è spesso galantuomo, anche se non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la qualità faccia sempre rima con quantità. Si può entrare nella storia anche senza passare per le forche delle classifiche.

La contaminazioni tra le varie arti è un processo culturale in atto da diversi anni. Che cosa pensi dell’interazione tra i diversi linguaggi espressivi?

L’arte nasce per abbattere steccati, non per erigerli. Ogni contaminazione prevede il superamento di un percepito, per raggiungere nuovi obiettivi. Si possono realizzare cose belle anche senza contaminare, ma l’unione di due generi moltiplica all’infinito le possibilità di luce.

Questa domanda è in parte collegata alla precedente. Nella valorizzazione di una mostra d’arte è importante e se si quanto un giusto sottofondo musicale? Viceversa, in un concerto è importante e se si quanto un accompagnamento visivo?

Non necessariamente. È importante solo se studiata con attenzione. Penso che la musica debba essere valutata in autonomia, come espressione a se stante e non di accompagnamento. Quando, tuttavia, il connubio non è improvvisato, ma meditato, funziona benissimo.

Di che colore immagini la tua voce?

Anche se il mio colore preferito è l’arancione, vorrei che avesse tutti i colori del bianco. Prima di Newton tutti gli scienziati pensavano che il bianco fosse il colore della luce e che gli altri colori si formassero con l’aggiunta di qualcosa alla luce. Newton ha dimostrato che il bianco si forma con la combinazione di altri colori. Il rosso, il verde e il blu. Quindi il bianco ha dentro altri colori, quindi non dobbiamo fermarci alle apparenze.

In una società come la nostra in cui si parla tanto di estetismo diffuso e di corsa al bello, che cos’è la Bellezza?

La parte più nascosta di noi stessi. Quando troviamo in natura o nell’arte qualcosa che si specchia nel nostro profondo, è come tornare a casa. Ecco perché ognuno ha la sua visione di bellezza, perché la bellezza esiste solo in rapporto al viaggio dentro noi stessi.

Che cos’è l’inquietudine?

L’altra faccia della curiosità. Se tenuta sotto controllo, aiuta a vivere meglio. Come dice Truffaut in “Jules e Jim”, l’avvenire è dei curiosi di professione. Certo, va tenuta a bada. Se ci riesci, può essere una fionda che ti spinge a non accontentarti. Togliere l’inquietudine all’artista significa mettergli i guanti. L’artista deve far vedere le unghie.

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta …”, scriveva Adorno. Nel mondo di oggi, dominato e spesso manipolato dai media, dai social  e da ritrovati tecnici sempre più sofisticati, quanto è libero il libero arbitrio di un artista?

Dipende dall’artista. L’artista vero dialoga con la propria opera, l’impostore con il pubblico.

Tre opere d’arte, tre brani musicali, tre libri che salveresti se il mondo prendesse fuoco…

Oggi ti direi: La notte stellata di Van Gogh, Les amoreux (après la pluie) di Francis Picabia, Autumn rhythm di Jackson Pollock; “Song to the siren” di Tim Buckley, “Cry baby” di Janis Joplin, “If it be your will” di Leonard Cohen; “Moby Dick” di Melville, “Festa mobile” di Hemingway, l’Antico Testamento. Ma domani potrei darti risposte diverse.

Hai raccolto in un libro 709 canzoni come nessuno ha mai sentito. Se la tua vita fosse una di quelle canzoni, quale sarebbe?

“Thunder Road” di Springsteen. Non solo perché mi ha cambiato la vita, ma perché ha un verso che dice: “Queste due corsie ti porteranno ovunque”. E io non voglio fermarmi.

 

Tags from the story
,
Written By

ARTE.MODA.TENDENZE.CULTURA