Come uno streben…

Stanze dell’interiorità e della solitudine imbastite con ali di farfalle, fiori secchi, blister di farmaci, antiche fotografie e bestiari fantastici.

Nelle immagini della fotografa polacca Laura Kamila Kansy (il nome reale di Laura Makabresku) c’è un rapporto dolcemente drammatico tra il corpo e l’ambiente (naturale o costruito): una sorta di fiabesca tensione che traspare nelle ombre e nelle luci, nella vita e nella carne. Sono pagine di diario, narrazioni magiche ripetute in loop che parlano del ciclo della vita che si consuma nella morte. Una ricerca iconografica che scaturisce da uno streben interiore, suggerendo la fragilità degli equilibri esistenziali.

Laura Makabresku abita vicino Cracovia. La sua agorafobia le impedisce di uscire, lavorare, viaggiare ma attraverso la fotografia si sposta continuamente nei territori del racconto, della fiaba e delle libere associazioni. Negli ultimi anni, grazie a spazi e vetrine virtuali, è riuscita a conquistare l’attenzione di un pubblico internazionale, meritandosi la definizione di “cult on-line photographer”.

di Francesca Londino

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